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AMBIENTE
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Morfologia e geologia: le principali caratteristiche dell'area della cascata
L'area
della cascata è formata da depositi di travertino che, dall'abitato di Marmore
raggiungono la Valnerina, con dislivello di 150 m. Il travertino è una roccia
calcarea sedimentata per precipitazione chimica delle acque ricche di carbonati
le quali, tracimando dalla rupe, confluivano nel Nera: il potere "incrostante"
delle acque, le modalità di deposizione e la morfologia preesistente hanno
formato cavità, grotte e forme "carsiche".
La struttura dell'ammasso travertinoso si differenzia dalla morfologia montuosa
dei rilievi calcarei della Valnerina: appartengono alla dorsale umbro -
marchigiana, il principale sistema orografico della regione, che si sviluppa dal
corno del Catria e dal monte Cucco fino ai monti Sibillini.
La canalizzazione artificiale nel 271 a.C. ha dato alla Cascata il suo aspetto
attuale, con un taglio sulla superficie verticale rocciosa che raccorda la piana
reatina con la sottostante valle del fiume Nera.
Le grotte di Marmore - la conformazione e le attività speleologiche
Il
pianoro dei "Campacci" di Marmore, dove la Cascata precipita nella Valnerina, ha
un fronte complessivo di circa 1 km. La sua genesi è legata alla lentissima
sedimentazione operata dalle acque del fiume Velino che lo impaludavano fino
l'anno 271 a.C.
Questo pianoro travertinoso, durante la sua formazione e successivamente, è
stato sottoposto a sforzi di tipo distensivo legati sia a fasi tettoniche
regionali sia a situazioni geologiche locali (cedimenti del fronte, ecc.); tali
sforzi hanno provocato una notevole fratturazione in varie direzioni. La fitta
rete di fratture e la presenza di cavità singenetiche, l'intensa circolazione di
acque sotterranee e l'estrema solubilità della roccia, hanno permesso il
formarsi di cavità più complesse sia per la morfologia ipogea sia per
l'estensione. La regimentazione artificiale delle acque in tutta la zona,
infine, ha bloccato il progetto speleogenetico favorendo l'instabilità delle
grotte e della rupe di Marmore, ciò a causa dell'alterazione e disgregazione che
gli agenti esogeni esplicano sul travertino, per sua natura roccia friabile e
non compatta. Il complesso ipogeo di Marmore, esplorato dagli speleologi fin
dagli anni '50 è costituito da 53 cavità per un estensione massima di 1,5 km.e
una profondità di 28 m.
Le grotte presentano un andamento sub-orizzontale con morfologia a fessura
stretta ed alta (diaclasi); non mancano, comunque, ampi saloni con concrezioni
di tipo mammellonare, uniche nel loro genere.
Le cavità principali sia per interesse speleologico, sia per bellezza e
suggestività degli ambienti, sono racchiuse in tre distinti complessi: uno
costituito dalla Grotta della Morta e dalla Grotta delle Diaclasi, ha uno
sviluppo planimetrico di 287 m. e da una profondità massima di 23 m.; proprio in
prossimità della recinzione del campeggio dei "Campacci", si accede alla Grotta
delle Colonne, sviluppatasi in due diaclasi principali, che frane successive
hanno diviso in ambienti non comunicabili; infine, con uno sviluppo di oltre 190
m., la Grotta della Condotta, in parte franosa e attraversata da una vecchia
condotta.
Flora e fauna - le specie più diffuse e il giardino botanico
L'area
della Cascata è interessata da un clima mediterraneo, una stagione estiva arida
e unperiodo invernale mite. Nel fondovalle tali condizioni sono attenuate dalla
presenza del Nera e dal vapore acqueo prodotto dalla Cascata durante l'apertura.
Questi fattori hanno favorito una vegetazione forestale e arbustiva di carattere
basofilo (cioè piante che preferiscono terreni neutri o alcalini) e semibasofilo,
contornata da formazioni forestali ripariali, lungo il Nera.
Il territorio della Cascata presenta grandi esemplari di Salici, Ontani e Lecci;
il Pino d'Aleppo è spesso abbarbicato alle emergenze calcaree dei versanti,
mentre le colline sono coperte da lecci, querce, aceri e faggi.
Una visita al Giardino Botanico situato all'interno del Parco Regionale Fluviale
del Nera (2120 ettari) permette di ammirare le diverse specie vegetali che
popolano l'area: il giardino è stato creato non alterando la copertura arborea,
migliorandola soprattutto con l'eliminazione di piante coltivate o esotiche
naturalizzate e con la messa a dimora di specie indigene.
Inoltre, poiché l'area presenta un livello di naturalità molto causato
soprattutto dalla presenza di specie ruderali o sinantropiche e da zone prive di
vegetazione naturale (ricoperte da materiali ghiaioso di riporto), si opera in
essa, principalmente, con la costruzione di aiuole floristiche e l'eliminazione
delle specie che indicano il degrado ambientale